La differenza tra strategia e tattica mi ricorda non un campo da calcio, ma i libri di storia che riportavano sempre questi due sostantivi femminili riferendoli a vicende strettamente belliche. Riferiti al mondo degli affari, poi, negli ultimi decenni essi sono stati rispolverati dal famoso trattato di Sun Tzu , ”L’Arte della Guerra”, tanto breve e conciso, quanto difficile da capire, e quasi impossibile da mettere in pratica.

 

Detto ciò, riporto la definizione del Sabatini-Coletti per strategia:

e quella per tattica:

Ma cosa significano queste due parole in campo finanziario e più precisamente nella definizione di Asset Allocation?

Come molti di voi sapranno  già, l‘asset allocation è la divisione del proprio capitale (nel nostro caso  finanziariario/mobilare) in diverse categorie di investimento come azioni, obbligazioni, liquidità, ecc.

 

 

 

 

 

 

Ma perchè si usa tale processo?

La risposta è semplice. Per diversificare il portafoglio, riducendone il rischio e la volatilità. Quindi è consigliabile scegliere una o un’altra asset allocazione a seconda del :

A. Grado di rischio che si tollera

B. Orizzonte temporale dell’investimento.

La differenza tra asset allocation strategico e quello tattico si può riassumere come segue:

  • A.A. Strategico: il portafoglio che adotta questo tipo di allocazione ha in genere un orizzonte lungo. Il gestore/investitore/consulente sceglie una certa diversificazione iniziale e monitora e ribilancia mantenendo il mix iniziale, salvo variazioni negli obiettivi del cliente/investitore. Chi predilige la A.A. Strategica afferma, dati alla mano, che la sola diversificazione genera comunque ritorni in termini di rendimento nel lungo periodo.
  • A.A. Tattico: il mix iniziale viene continuamente corretto, in base alle condizioni di mercato del momento. Per esempio, se ci si aspetta una recessione, il gestore/investitore/consulente  tattico potrebbe vendere tutte o parte delle azioni in portafoglio e acquistare obbligazioni o parcheggiare in liquidità. L’investitore tattico, infatti, cerca di massimizzare i risultati con una gestione attiva.

 

 

 

 

 

 

 

Naturalmente questa ultima opzione è tutt’altro che semplice, ma rimane fissa nel cliente l’idea romantica del gestore attivo/investitore-fai-da-te/’uno-che-ci -sa-fare’,ecc  che ‘compra a basso prezzo e vende a prezzo maggiore’ e che non sbaglia mai !!!

Ma, nel mercato vero di tutti i giorni e tra professionisti e non, non sono mai esistiti gestori/trader/investitori che hanno conseguito risultati brillanti per un periodo ragionevolmente lungo.

E questo per un motivo molto semplice:

per un buon risultato, si devono effettuare molte scelte preventive (acquisto/vendita), nel giusto timing, e nel giusto asset, e questo con il rischio che una singola operazione (errata in queste variabili)  possa vanificare anche tutto il guadagno ottenuto precedentemente.

In sostanza,  il gestore tattico deve poter costantemente rispondere a queste domande senza sbagliare troppo.

  1. Cosa compro e quando?
  2. Cosa vendo e quando?
  3. Cosa mantengo e per quanto tempo?

Praticamente impossibile!

Con questo non voglio dire che usare movimenti tattici sia sbagliato. Inoltre, è  è raro che una strategia sia valida per sempre. Le condizioni economiche, lavorative, familiari cambiano nel tempo, così come gli obiettivi che ci poniamo (casa, studio dei figli, pensione).

Quindi anzichè  pensare per dicotomie, ragioniamo per obiettivi a breve, medio o lungo termine a seconda della nostra personale situazione, scegliendo buoni intermediari, e collaborando attivamente con loro.

 

 

Raffaella P.