Per la prima volta nella recente storia economica, i Bot trimestrali hanno rendimenti negativi. Questo significa che è sempre più difficile ottenere risultati soddisfacenti senza andarli a cercare attivamente, cioè senza un corretta gestione del proprio portafoglio che presuppone l’accettazione di un certo grado di rischio intrinseco all’investimento stesso.

Ma il Risparmiatore Italiano è preparato?

Quando ho iniziato a fare questo lavoro, 26 anni or sono, mi ricordo che mio padre, già 70enne, mi diceva attonito:” Pensa che Tizio e Caio a gennaio fanno il giro delle banche di Urbania, chiedono quanto ‘gli danno’ e poi lasciano i soldi al miglior offerente”. Questa frase mi è rimasta impressa e ho sempre pensato che da allora poche cose siano effettivamente cambiate, anche se ricerche e studi di mercato mi invitavano a pensare il contrario, e cioè, che il Risparmiatore italiano ormai sia evoluto, conosca i mercati e sappia scegliere.

E’ vero?

Non più di 20 giorni fa, un imprenditore della mia zona mi chiama e mi chiede consigli per investire una certa quantità di denaro.Io, da brava consulente, non ho parlato nè di tassi nè di rendimenti, ma di consulenza,di asset allocation e di rischio, con il risultato che lui ha portato questi soldi alla compagnia di assicurazioni XY che ‘gli dava’ il 3%.( Verosimilmente numero inventato!)

”Chi mi dà di più?”.

Pensare al proprio risparmio in quanto investimento e perciò staccato dalla logica del tasso e del rendimento a breve, è il  giusto modo di vedere le cose, ma cambiare questi  vecchi comportamenti :” Vado da chi mi dà di più’ , è una operazione durissima da fare in Italia.

E’ una questione culturale e di mentalità.

Se non evolve questa, tutte le piattaforme, i robo-advisor, le consulenze, le app del mondo non cambieranno una virgola nella testa del cliente ancora in cerca di chi ‘gli dà di più’ . Ma alternative non ce ne sono e, rimanere ancorati alla vecchia strada, può produrre incalcolabili danni al Risparmiatore