Alla fine, dopo anni di indisturbata distribuzione di questi prodotti da parte delle banche, le obbligazioni subordinate sono entrate a far parte del nostro lessico quotidiano, ma, ahimè, per un ben serio problema : il loro possibile default! Cioè il loro mancato rimborso.

Innanzi tutto voglio ricordare cosa sono le obbligazioni (in inglese, bond – per maggiori dettagli, vi invito a scaricare gratuitamente il mio e-book da questo blog). Una obbligazione è un titolo di debito, ossia rappresenta un debito contratto dall’azienda, ente, banca o stato sovrano che la emette. Per esempio, tutti i Titoli di Stato sono delle Obbligazioni e dunque dei prestiti che lo Stato chiede ai cittadini  e a tutte quelle istituzioni che ritengono opportuno investire in questi titoli.

Le Obbligazioni, al tempo dei miei vecchi libri di scuola, erano facili da capire ed anche il relativo tasso di rendimento piuttosto facile da calcolare. Erano, e sono, le cosiddette ‘vanilla bond’, cioè semplici come un gelato al solo gusto di vaniglia..

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Si conoscevano le cose più importanti del titolo:

  1. Scadenza: in genere le obbligazioni hanno scadenze lunghe per cui gli interessi vengono corrisposti periodicamente.
  2. Periodicità delle cedola, in genere semestrale. Per le obbligazioni a breve scadenza, pensiamo ai BOT o ai CTZ, le cedole non vengono staccate, e, alla scadenza, si incassa Capitale ed Interesse assieme.
  3. Tasso della cedola, che può essere fisso, come per i BTP, oppure indicizzato, come i CCT, secondo vari parametri.

 

Anche le Obbligazioni, che sono sostanzialmente uno dei metodi di finanziamento delle aziende, possono essere rischiose (al contrario di ciò che viene comunemente percepito)  nel senso che il debito potrebbe non essere pagato – ‘rischio emittente’. Nessun investimento è privo di rischio.

Negli ultimi anni, così come non si mangia più un semplice gelato alla vaniglia, ma possiamo scegliere tra una miriade di gusti, sono state immesse sul mercato una vari tipi di obbligazioni (subordinate e strutturate), per far fronte all’aumentata richiesta di liquidità da parte, per esempio, delle banche, per aumentare l’offerta e, diciamolo pure, anche la confusione per i risparmiatori.

Vediamo le principali caratteristiche di queste obbligazioni:

  • Rischio supplementare: come è successo in questi giorni, in caso di insolvenza delle aziende emittenti, queste obbligazioni (junior), vengono pagate solo dopo che altri creditori siano stati rimborsati.
  • Difficoltà di valutazione: alcune emissioni non hanno una scadenza certa, ma possono rimborsare in momenti diversi (‘extention risk’) . Spesso non sono quotate sui mercati ufficiali, dunque anche l’incertezza del prezzo in caso di vendita prima della scadenza. Inoltre , ogni subordinata ha caratteristiche a sè.
  • Scarsa liquidità: se l’emittente non riesce a ricollocare il titolo, difficilmente questo potrà essere venduto.Quindi è alto il rischio di impossibilità di smobilizzo.

Diversi Tipi di Obbligazioni Subordinate a seconda del Rischio

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 Ma allora perchè tanti piccoli-medi risparmiatori hanno acquistato questi titoli?

(Fonti  Bankitalia riferiscono infatti che la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani hanno in portafoglio obbligazioni bancarie, tutte emesse dalle stesse banche dove essi hanno il conto corrente)

Perchè tali titoli ‘offrivano’ rendimenti più alti rispetto ai tassi del momento, cioè i tassi riskfree. 

Ma un rendimento maggiore va sempre di pari passo con un rischio più alto.

 

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Di chi è la colpa?

  • Le banche, per aumentare la raccolta hanno sicuramente ‘spinto’ i clienti alla sottoscrizione di tali titoli e questo verosimilmente senza spiegare bene cosa veniva proposto, Questa NON è consulenza e neanche una buona gestione del denaro altrui: conflitto d’interesse.  Purtroppo nel nostro Paese, molte banche fanno ancora solo ‘vendita’ e non consulenza appropriata ai propri clienti.
  • Ma anche i clienti purtroppo hanno in parte contribuito,seppure inconsapevolmente ed in buona fede: molti infatti, confidando ciecamente nella loro banca da decenni, si sono lasciandoti ‘abbagliare’ da tassi fuori mercato ( ricordiamo le obbligazioni argentine, della Cirio e della Parmalat) e rassicurazioni improbabili fino a pochi giorni prima del crack annunciato.

 

Oggi ogni cittadino ha la possibilità di scegliere a chi affidare i propri soldi; può scegliere tra diverse banche, tra diversi promotori e consulenti, tra diverse società di gestione:

Perchè non esercitare questa preziosissima opportunità?

 

 

Le banche – e le persone che vi lavorano – non sono tutte uguali….