E’ un male non usare i social network, ha scritto Beppe Severgnini su Sette. Essi sono tra i luoghi della vita del XXI secolo.

Giovanni Paci, giovane studente di scienze politiche , così replicava:

”E un male non usare i social network! Essi sono tra i luoghi della vita del XXI secolo” Severgnini su Sette esprimeva perentoriamente queste frasi, come fossero un precipitato di consigli saggi e paterni. Tuttavia io noto una sfumatura opaca, che suona come ultimatum.

“Sfogliando” le pagine di Facebook mi sono imbattuto spesso in visi sorridenti, in facce attorniate da una lampante serenità che serpeggia lungo i loro corpi, ormai sedotti da una postura divenuta totalitaria. Troppo asfissianti quei “luoghi” e quelle “persone”, così tanto che sono stato più volte tentato di fuggire da quel mondo fittizio, non universale ma globale.

Credo sia ormai nota la piega che ha preso Facebook, trasformatosi da mezzo per facilitare la socializzazione a sommo e insindacabile tribunale. L’individuo ostile alle regole si trova spaesato; rincorre una luce, luce che si tramuta in oscurità appena egli riesce a lambire i flebili fasci del fuggiasco riverbero.

Nemmeno il K. più ostinato riuscirebbe a venirne a capo, schiacciato da sentenze sommarie, deliberate da un collegio giudicante, costantemente vigile, mimetizzato tra la collettività orgogliosa di mostrare i bicipiti dopo ore di palestra, o le membra, incise da futili tatuaggi, come le  frasi di scrittori, filosofi e saggisti ripescati al solo scopo di estorcere un consenso, uno dei tanti. ”

Articolo pubblicati su Corriere Sette