Nel silenzio quasi totale, (almeno in Italia) come se fosse una notizia meno importante rispetto per esempio alle ‘notizie’ sulla lotta al terrorismo,  Trump sta facendo demolire la famosa legge Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act  promulgata dall’ Amministrazione Obama nel luglio  2010 in risposta alla crisi finanziaria del 2008 (nella foto il Rep. Hersarling).

Verrà rimpiazzata – ancora non si conosce il giudizio finale del Senato – dalla Financial CHOICE Act: un nome che è tutto un programma!

Ci interessano le leggi Americane? Sì, eccome. Soprattutto in materie come queste: finanza, banche, Wall Street.

Le crisi finanziarie, si sa, non nascono dal nulla. Prima di scoppiare prepotentemente come l’eruzione di vulcano, per anni, le forze che le determinano agiscono subdolamente e senza controlli, indisturbate. Nessuno ci fa caso, va tutto bene in superficie e si continua così.

Poi scoppiano ‘le bolle’ e l’effetto domino si fa sentire senza soluzione di continuità, e senza sapere quando la crisi volgerà al termine. Si agisce in un clima di emergenza, per salvare il salvabile ( bail-out) e soprattutto si legifera per prevenire disastri futuri, come appunto è successo negli Usa con il Dodd-Frank Act.

Questa normativa prevede(va) – e qui faccio volutamente un succinto elenco, per nulla esauriente –  il  seguente:

Rendere il Sistema Finanziario più trasparente e corretto, affinchè banchieri e finanzieri siano responsabili delle loro azioni

Tutelare i consumatori, spesso truffati o ingannati, e spinti a fare operazioni finanziarie non adatte a loro, nè minimamente comprese ( suona famigliare?)

Eliminare i pesanti aiuti statali che, di fatto , sono i soldi dei Cittadini Contribuenti e gli Americani sono molto attenti a questo.

Eliminare comportamenti rischiosi, abusi e pratiche predatorie nei confronti della clie
ntela da parte di banche, istituzioni finanziarie, assicurazioni

Prevenire che certe istituzioni – vedi il caso di AIG . diventino ” too big too fail”, cioè troppo grandi per poter fallire (alcuni aggiunsero anche ”too rich to jail” (troppo ricchi per mandarli in prigione)

Sono passati 7 anni da allora e certamente gli Usa hanno fatto passi che noi Europei  sogniamo:

  1. Crescita annuale costante del 2% dal 2010
  2. Mercato immobiliare statunitense – la miccia della crisi – tornato stabile e attivo nel gennaio di quest’anno.
  3. Tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi già dal 2014
  4. Prestiti delle banche a pieno regime (dati dalle Agenzie e riferite da Janet Yellen al Senato)

 

Ma ciò non vuol dire che bisogna abbassare la guardia e rimettere tutto in gioco, come vuol fare Trump e , soprattutto, non hanno senso le sue parole, sempre generalizzanti e semplicistiche , che la legge ” è stata un disastro”, ”ha ammanettato le banche”, e che ”necessita di un taglio drastico”.

 

La Financial Choice Act di Trump prevede, in pratica,un generoso lasciapassare a banche e istituzioni finanziarie, cioè una sostanziale libertà * di agire senza troppi lacci e lacciuoli!

(* la stessa ‘libertà’ e mancanza di regole che aveva scatenato la crisi sui mutui subprime)

  1. Limitazione degli stress test – da annuali a biennali
  2. Allontanamento dagli accordi di Basel III
  3. Diminuzione dei controlli da parte delle Agenzie preposte
  4. Allentamento da pesi e fardelli normativi

Siamo sicuri che gli Usa siano completamente fuori dalla crisi e certi che non ne arriverà un’altra? In questi casi, scenari economici privi del Dodd-Frank Act potrebbero ritornare ad essere disastrosi, in quanto questa legge – così afferma la maggioranza degli studiosi sia giuristi che economisti – è in grado di monitorare e di anticipare possibili minacce al sistema.

Interessa a noi ciò che deciderà il Senato degli Stati Uniti d’America?

Eccome!