In Scozia, dove esiste una lunga tradizione di tessitura e di sartoria ( lavorazione di pregiatissime lane  per kilt, tartan, plaid ecc.), i fashion designer sono allarmati: sarà più possibile la trasmissione di queste abilità artigianali? Ci sarà una nuova generazione di sarti?

tessuto sartoriale

Mi ha colpito l’articolo di Mark MacAskill sul Times  per due ragioni principali:

  1. Sono nata e cresciuta nel negozio di stoffe di mio padre.
  2. Sono nata e cresciuta in una cittadina, Urbania, che per decenni ( e parzialmente anche oggi) è stata un polo importante nella produzione di abbigliamento, in particolare di jeans).
  3. In questi giorni mi trovo in Scozia.

 

Il futuro della sartoria in Italia

Quindi, io penso che ci possano essere delle analogie tra le due realtà e che comunque il problema riguarda anche l’Italia, patria di grandi stilisti e di gente comunque vestita molto meglio che altrove (basta viaggiare un po’ all’estero per accorgersene). Quale potrà essere infatti il futuro della sartoria in Italia?

Dal 2013 in Scozia si sono creati corsi ( tessile e sartoria) – ancora ahimè pochi – per giovani della scuola secondaria, sponsorizzati, tra gli altri, anche dal Principe Carlo, figlio della Regina Elisabetta II, perchè forte è la preoccupazione per la ‘possibile estinzione’ della sartoria , nonostante l’aumentata richiesta di sartoria-su-misura.

Naturalmente per far rinascere questa industria che contiene in sè particolari e indiscutibili elementi artigianali, l’unica strada  è ‘conquistare il cuore dei giovani’. Senza poter attrarre giovani di 15-16 anni, l’artigianato tessile scomparirà, e non ci saranno apprendisti (parola in grande disuso in Italia ) che sapranno cucine, tagliare, tessere.

Per capire meglio cosa vuol dire la mancata presenza di giovani e forse anche il disinteresse della popolazione (e dei turisti che cercano stoffe scozzesi a buon prezzo), vi racconto quel che ho notato l’altro giorno ad Edimburgo: mentre decine di negozi e negozietti – tutti uguali – proponevano tessuti scozzesi (made in China)  di dubbia qualità e fattura ai tanti turisti  (come un pantalone al prezzo di £15), io mi sono recata in un negozio nascosto allo sguardo di molti, che confeziona pantaloni su misura di pure lana scozzese a £ 245. Ho notato che il mobilio era molto vecchio, anziani i commessi, e proprio non giovani nemmeno i clienti che ho visto entrare.

L’industria tessile scozzese vanta clienti come Gucci, Hermés, Ralph Lauren. Il Tweed Harris è l’unico tessuto al mondo protetto da un Act of Parliament (1911), ed è prodotto solo nelle Ebridi Esterne usando metodi antichi di centinaia di anni. Il cashmere scozzese, perfezionato in oltre 300 anni, viene utilizzato da Chanel, Prada, Louis Vuitton e Burberry, per eventi importanti come l’Edinburgh International Fashion Festival.

 

Conclusioni

Ritengo purtroppo che sia difficile reclutare dei giovani che abbiano voglia di imparare a tagliare e cucire.
Manca l’idea di apprendistato, di un’idea antica, che oggi non va più di moda, come ho ricordato prima. Ora si vuole tutto e subito, magari accontentandosi di fare il commesso/a in quei brutti negozi per turisti che ho citato. É quindi davvero questo il futuro della sartoria in Italia?

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