Secondo Joe Zhang, giornalista del Financial Times, sì. E lo scrive in un articolo di ieri, proprio dopo un’altra pesante giornata di perdite nei mercati finanziari cinesi.  Non nel senso letterale, naturalmente, ma per riportare il mercato azionario cinese alla normalità e per non tentare in continuazione di pilotarlo. Pechino sta infatti cercando di smettere di aggiustare i mercati finanziari: certo, l’estate scorsa, quando l’indice di Shang-Hai Composite si ridusse ad 1/3 nel giro di 4 settimane ( Riferimento miei articoli dell’11 agosto e dell’8 settembre su questo blog), le Autorità erano subito intervenute con oltre $200mld di liquidità.

Borsa di Shang-hai
Borsa di Shang-hai

*Ricordo che comunque attualmente l’indice Composite Shang-hai è ancora a +40% dai livello di due anni prima del rush degli utlimi mesi del 2014.

Sembra dunque una provocazione, no?

Eppure, leggendo attentamente l’articolo, ritengo che Zhang non abbia tutti i torti.

Confermo, anche in questa occasione, il mio disappunto verso la stampa e le tv: anche questo inizio d’anno, siamo stati sommersi da titoli di giornali, telegiornali, talk-show ecc. che, all’indomani di giornate effettivamente  molto negative, hanno strillato e gridato in ogni direzione. Questi schiamazzi, che non sono informazione, ma, appunto, schiamazzi, servono solo ad impaurire i risparmiatori e investitori di tutto il mondo  con le conseguenze prevedibili che conosciamo.

Sono certa che voi, attenti cittadini, non vi fermerete mai al titolone di giornale o di tg, ma andrete un po’ oltre, magari leggendo bene tutto l’articolo o ascoltando altre voci, per avere una visione più accurata di quello che succede. Se non si fa questo, rimarremo in balia di tutte queste pseudo-informazioni; situazione assai pericolosa!

Tornando al tema dell’articolo, Zhang afferma che era stato proprio il Governo Cinese a spronare massicci acquisti in borsa per stimolare l’economia – appesantita dai crescenti debiti delle aziende e dai minori guadagni delle stesse – All’ epoca, era stata anche sollevata una ‘questione morale‘ in quanto i piccoli e medi nuovi investitori venivano così continuamente spinti ad acquistare azioni dal prezzo evidentemente e palesemente gonfiato ( suona familiare?)’ .

Ancora la scorsa estate. come già ricordato, Pechino intervenne, ma, dice Zhang, questa volta, il Governo non interverrà in modo così massiccio, non perchè non ne abbia le risorse, ma perchè mantenere quotazioni alte non è ormai più sostenibile e non serve a nessuno. Dunque i crolli di questi giorni, anche se pesanti per gli investitori, non devono costituire un dramma.

 

Borse USA e Cina a confronto dal 1990 Fonte Bloomberg
Borse USA e Cina a confronto dal 1990
Fonte Bloomberg

NB : Rendimenti ‘Normalizzati’, cioè al netto degli alti e bassi dei cicli economici.- Qui, evidenzia la grande differenza di volatilità

Zhang continua dicendo che i Cinesi sanno dare il meglio di sè in momenti epocali ,come quando negli anni ’90, il Paese si staccò dall’influenza russa, avendo capito che ciò aveva portato solo a fame ed arretratezza. Oggi la Cina è una potenza manifatturiera, posizione però raggiunta a costo di enormi  problemi ecologici, dispendio di risorse naturali e diseguaglianza sociale di portata non prevista. Occorre cambiare di nuovo corso!.

Dunque per Zhang, questa è la giusta occasione affinchè Pechino cambi strategia e si augura, così come facciamo noi,  che i Cinesi percorrano la loro strada verso la prosperità in modo graduale anche se la fame è ancora tanta.

Infatti,quando si ha fame, conclude il giornalista, metà fetta di pane è meglio di nessuna fetta di pane.