Meglio un’auto nuova che un Fondo Comune

 

Ha ragione Francesco D’Arco, editore in Advisor, quando scrive che per i decreti Sblocca-Italia in studio in questo periodo, è meglio comperare un’auto nuova che risparmiare in un fondo comune di investimento.

Infatti, nei corposi 10 punti ‘sblocca-tutto’ , si sta studiando il possibile inserimento di agevolazioni a favore dell’industria automobilistica ( auto ecologiche ) – e va bene, naturalmente! – , ma nessun accenno sulla possibilità di agevolare il Risparmio, quello ‘produttivo’ e cioè a medio-lungo termine.

Lettera morta quindi per i PIR, Piani Individuali di  Risparmio , già nati numerosi in altri paesi.

Addirittura, e adesso vi spiego come, con l’aumento dell’aliquota della tassazione sulle Rendite Finanziarie ed il mantenimento delle stesse per i Titoli di Stato, il Governo ha di fatto disincentivato il Risparmio ‘produttivo’. Bella mossa per un Paese che deve ricominciare a crescere!

Questo aumento, sempre secondo il Governo Renzi, servirebbe a finanziare la copertura della diminuzione del 10% dell’IRAP, una tassa pagata dalle imprese.

Sembra un’ottima mossa!

Ma non lo è.

Il Risparmio delle Famiglie Italiane è il nostro asso nelle manica. Ci ha permesso di entrare nella lista dei Paesi più ricchi del Mondo e ci ha recentemente salvato dal default. Non poca cosa.

Tuttavia, secondo l’ultima Relazione Annuale sul Risparmio, il nostro Risparmio è calato dal 22% all’ 8 % del Reddito Imponibile, ma gli stock sono ancora eccezionali.

Ma gli Italiani, oltre che grandi risparmiatori, sono anche tradizionalisti. Infatti, la quasi totalità di questa massa viene ‘investita’ in depositi bancari e titoli di stato e quindi non redistribuita alle imprese. Secondo uno studio di Unimpresa, ufficio studi di Unicredit, infatti bel il 51% delle risorse delle famiglie è collocato  in liquidità ( Bot, Certificati di Deposito a breve termine,ecc)  

Questa ‘ tradizionale’ allocazione delle risorse delle famiglie ha 3 importanti conseguenze negative:

1 –  La gestione del portafoglio finanziario è pressochè inefficiente e poco redditizia; non contribuisce alla stabilità finanziaria delle famiglie stesse e non ne integra il reddito (in quanto spesso gli interessi non coprono l’inflazione); non ‘finanzia’ le imprese, e non partecipa quindi alla crescita del Paese.

2 –  I Risparmio delle famiglie non essendo dunque esposto alle attività legate al ciclo economico, e quindi non ‘alimentando’ la ripresa economica, veicola le risorse solo verso il debito, e non verso il tessuto imprenditoriale e le attività produttive , pur se queste contengono elementi di variabilità e incertezza.    

3 –  Le banche continuano ad avere la centralità , e spesso l’unicità, del reperimento e distribuzione delle risorse finanziarie. Storicamente, il nostro Paese, al contrario di molti altri, ha la  prerogativa di assegnare alle banche questo compito, con i pesanti risultati che ne seguono..

 

 

Avere aumentato l’aliquota della tassazione delle rendite finanziarie e avendo mantenute quelle vecchie ( 12,50%) per i Titoli di Stato , ha quindi la conseguenza di aumentare ulteriormente gli effetti deleteri espressi nei 3 punti di cui sopra, per effetto del  ‘crowding out ‘.

– Per ‘crowding out’ si intende il riversamento degli investimenti in quei titoli a minore tassazione a scapito di quelli maggiormente tassati -.

Non avendo i decreti ‘sblocca Italia’ alcun accenno sul Risparmio degli Italiani, e quando parlo di Risparmio, parlo di quello sano e produttivo –  penso che questo Governo non lo ritenga importante. Brutta cosa.

Se le giovani generazioni vengono invogliate solo a comperare auto e smartphone nuovi, anzichè a investire per il futuro, tutti i decreti del mondo non ci salveranno.

Attendo con ansia un vostro contributo,

 

 

Raffaella Paci