Certo. Tutti noi investitori o semplici risparmiatori cerchiamo di avere dei ritorni più alti possibili dai noi soldi.

Almeno superiori al tasso di inflazione, cioè rendimenti reali;

almeno in linea con il rischio che abbiamo corso, tempo incluso.

Sembra logico e auspicabile.

Eppure esiste anche l ‘accanimento’, l’affannarsi a voler battere il mercato, a non sopportare perdite o stalli temporanei.

Gli Americani chiamano questo errore comportamentale ‘return chasing’ , cioè la ‘caccia al rendimento’.

Ma, non è tutto ciò che fanno investitori e risparmiatori, e che dovrebbero fare gestori, trader e consulenti finanziari compresi?

NO, non dovrebbe esserlo!

Tutte le statistiche, domestiche e non, dimostrano che movimentare eccessivamente un portafoglio alla ricerca di over-performance o per evitare andamenti negativi o piatti risultano

in perdite più o meno consistenti nella stragrande maggioranza dei casi ( investitore fai-da-te)

[mentre si presume che i consulenti abbiano a cuore i soldi dei loro clienti e non ingaggino anch’essi la caccia al rendimento a tutti i costi !]

Sembra contraddittorio, vero?

L’approccio di noi consulenti infatti dovrebbe essere basato su evidenze empiriche e su dati storici. Mi ricordo che tanti anni or sono, un gestore di Pioneer Investments ci spiegò brillantemente la migliore qualità di un gestore professionale in poche parole. Disse:

” Un bravo gestore è attivo, non agitato‘ e contemporaneamente faceva tremare leggermente gambe e braccia.

Tutte le volte che prendono anche a me frenesie simili, riporto alla memoria queste parole! Ma:

Noi non sappiamo più aspettare,

Non immaginiamo nemmeno un investimento temporaneamente in perdita o fermo.

Vogliamo battere il mercato e sentirci forti.

E dunque via con vendite, switch, modifiche, acquisti, mediazioni che possono produrre seri danni al proprio patrimonio.

Vorrei fare un esempio concreto: i titoli di stato hanno ormai dei rendimenti talmente bassi che nessun  vuole più averne in portafoglio. ” I bot non rendono più niente…’ si dice in giro!

Questa sembra una saggia decisione!

Ma eliminare questa asset class dai portafogli significa:

  • Aumento considerevolmente del rischio
  • Diversificazione  sbilanciata e inefficiente
  • Sostituzione impropria (con titoli non affini)

 

Oggi è più importante controllare il rischio che cercare il rendimento a tutti i costi

 

Nei mercati finanziari ci sono e sempre ci saranno alti e bassi, una sorta di montagne rocciose che generano ansia e comportamenti irrazionali e deleteri per i nostri soldi. Di questo ne ho parlato in diversi miei articoli, sotto la categoria ‘Finanza Comportamentale’ di questo blog.

A mio parere, una  valida alternativa, che espongo dettagliatamente ad ogni mio cliente, è la seguente:

  1. Evitare di paragonare i risultati o gli andamenti con quelli ottenuti dagli investimenti dii amici, parenti e conoscenti. Per paragonare seriamente strumenti finanziari occorre valutare accuratamente tutta una serie di variabili quali tempo, volatilità, liquidabilità. altrimenti sarebbe come paragonare le pere con le mele.

mele-e-pere

 

 

 

 

2. Ricordarsi del perchè si è fatto l’investimento, cioè dello scopo principale che esso ha. La pensione? Lo studio dei figli? Una nuova casa? Essere quindi disciplinati, non agitati, come diceva il mio amico di Pioneer

studio-figli

 

 

 

3. La battaglia per il rendimento sempre e comunque è una battaglia persa. Non esiste nessun gestore, broker, trader, esperto finanziario, guru, al mondo, che sia mai riuscito a battere il mercato sistematicamente.

battere-il-mercato

 

4. Infine: PAZIENZA, PAZIENZA , PAZIENZA!

 

 

Qui sotto i risultati del MSCI World ( azioni internazionali) dal 1999 ad oggi. Nonostante sia successo di tutto, i risultati si commentano da sè.

 

msci