Roberto Cotroneo ha scritto recentemente sul Sette – Corriere della Sera un interessante articolo sul diverso modo di utilizzare il web in Occidente e nei Paesi più poveri al Mondo. e sul fatto che internet stia diventando sempre più terzomondista. A noi Occidentali , ormai il web servirebbe solo a consolidare vecchie nevrosi e voglia di esibizionismo, nei Paesi  più poveri, invece, verrebbe vissuto come futuro e come opportunità.  

Ha ragione, secondo me, il giornalista del Corriere. Io ho la fortuna di aver viaggiato in diverse parti del mondo ed ho avuto anch’io questa sensazione, pur non avendola espressa in un modo così comprensibile e organico come lui. Il fatto di essere connessi h24/24, di caricare selfie ed altre foto in continuazione, di esprimere giudizi in base ai ‘like’ o ai numeri di collegamenti sui ‘social network’ ed altre cose ancora più aberranti – come insulti, maledizioni e turpiloquio – esprime ormai una ossessione palese e non più un comportamento di persone sane di corpo e di spirito. Queste navigazioni erratiche ci distolgono dalla vita vera e ci rendono schiavi del proprio narcisismo, vivendo numerose  ‘amicizie’ virtuali, ma in realtà solo solitudine.

Nei giovani e nei bambini, poi, questo impatto è micidiale….

In sostanza , il web in Occidente è diventato ‘‘decadente, depresso, e pieno di futilità’‘  ricorda Cotroneo.

Cotroneo fa degli esempi: Duolingo , una piattaforma mondiale per lo studio delle lingue, e Coursera, una piattaforma che offre corsi gratuiti online della Stanford University hanno il 50% degli iscritti che provengono dal Sud America, dall’Asia e dall’Africa. Questo è significativo: molti giovani del Terzo Mondo utilizzano dunque la rete per studiare, per imparare cose nuove, per frequentare corsi universitari gratuiti e di alto profilo.

Da noi, il web tenta sempre di venderci qualcosa, come un marketing totale che vende corpi, prodotti, idee e parole. Tutti scrivono, ma pochi leggono! Impercettibile poi la differenza tra un fatto vero o un ‘fake’, come si dice adesso, cioè un falso . Ingiudicabile inoltre l’uso della lingua, espressa in frasi spesso sconnesse, senza punteggiatura, dalla sintassi zoppicante.

Per i giovani dei Paesi poveri il web potrebbe invece diventare, e lo sta facendo, uno strumento di identità e di consapevolezze future , una vetrina di saperi autentici, dunque una espressione terzomondista entusiasta e creativa.

 

Raffaella