La nicchia degli Investimenti Socialmente Responsabili (SRI), o Sostenibili, o Etici  sta diventando ormai una asset class ben definita ed in continua crescita. Molti si chiedono, o si sono chiesti, se sia (stata)  una moda o meno, ma a giudicare dalla quantità di denaro che vi affluisce giornalmente, direi proprio di no.

Seguo da tempo questo settore, anzi ho cominciato a seguirlo dai suoi albori, quasi in sordina, perchè allora  – parlo di 8/9 anni fa in Italia – veniva scaricato come ‘argomento per ecologisti da salotto, verdi, ambientalisti un po’ fissati,  ecc. e quindi non rientrava nelle ‘normali’ conversazioni di investitori, gestori, risparmiatori, economisti.

Lo seguivo, però, perchè la sostenibilità sociale ed ambientale è vicina al mio modo di vedere il mondo, alla mia formazione intellettuale e all’etica che mi sono imposta e questo necessariamente si riflette su quello che si fa tutti i giorni, quindi anche in casa, in famiglia e nell’attività professionale. Di qui la mia curiosità e lo studio!

Sono molto felice che oggi posso dire di aver visto ‘lontano’, che ormai questo settore si stia consolidando e che quindi porterà necessariamente ad un cambiamento di rotta delle aziende, verso un’economia ed una finanza più rispettosa delle persone e dell’ambiente.  Certo, il passo è ancora lungo prima che tali argomentazioni arrivino a tutti i cittadini/ consumatori/investitori ma la strada è obbligata. E ciò, nonostante direttive scellerate di molti governi (gli Usa di Trump in primis ) , i cui apparati burocratici – evidentemente – sono assai meno lungimiranti e resilienti rispetto a come possono esserlo imprese, aziende e cittadini.

Qualche numero esplicativo:

su 42 trilioni ( 42mila miliardi) di US$ investiti nei Mutual Fund americani ( per semplicità: fondi comuni di investimento) ben 8,7 trilioni sono già investiti nelle SRI 

( Report del 2016)

https://www.ussif.org/about

E ci sono già molte Case di Investimento, anche in Europa: cito per esempio Nordea Asset Management , che – pur non dichiarando sui prospetti l’appartenenza dei loro fondi a questa categoria – sceglie solo titoli di aziende rispettose di determinati canoni sociali ed ambientali. Naturalmente, i gestori americani e del nord europa sono stati i primi e i più attivi in questo settore, e hanno avuto il merito di ‘obbligare’ gli altri ad agire di conseguenza!

Che i gestori siano diventati tutti vegani, ecologisti, volontari, comunisti?

No di certo, essi sono lungimiranti: cercano il profitto – come è logico che sia – da un nuovo settore che può generarne facendo nel contempo attenzione alle condizioni dei lavoratori e all’impatto ambientale.

Questa è ormai l’unica strada da percorrere!

Riprendo riassumendo un articolo di Deborah Adeyanju

https://www.workandmoney.com/s/socially-responsible-investing-718bfb59b7d94c84

che spiega brevemente cosa sono – e cosa non sono – i SRI :

  1. Gli investimenti devono poter rispecchiare i valori dell’investitore! Cioè sempre più investitori vogliono avere sì rendimenti dai propri risparmi, ma anche fare del bene, rispettare l’ambiente e le condizioni dei lavoratori. Per esempio, un investitore può scegliere un fondo che da prospetto non tratta titoli di aziende che vendono armi, o che inquinano l’Artico o che assumono minori, ecc.  Valori etici e investimenti devono essere in sintonia.
  2. L’autrice scova le sorgenti degli investimenti etici fra i metodisti e i Quakers dei secoli scorsi. Più recentemente, in occidente, negli anni ’60 si era iniziato ad affrontare l’argomento, con alcuni fondi pensioni e fondi di università che non ammettevano investimenti  in aziende che producevano armi, alcol, tabacco e petrolio; spesso tali istituzioni avrebbero  usato quelle risorse per combattere l’apartheid, l’inquinamento, le guerre.
  3. La locuzione ‘socialmente responsabile’ può essere deviante o fumosa ed avere riferimenti troppo ampi. Recentemente, si è optato per ‘sostenibilità’, un termine più preciso e più puntuale.
  4. Dal punto di vista strettamente finanziario, investire in questo settore non vuol dire ‘escludere’ gli altri, ma favorire attivamentee ed incrementare il settore specifico, quindi ha un senso propositivo. Inoltre, i gestori possono anche prendere in considerazione le aziende ‘escluse’, ma comunque conformi con i paramentri richiesti. Questo per non rischiare di avere portafogli sbilanciati o poco diversificati. Esclusione, ma anche inclusione. 
  5. Come per tutti i fondi, anche per questa categoria ci sono money manager bravi e meno bravi. Investire nelle SRI non vuol affatto dire accontentarsi di risultati minori in termini di rendimento, e neanche che si debba per forza investire in azioni. Questo mercato offre oggi anche prodotti a reddito fisso, titoli obbligazioni, Etf ecc.

Da tempo, Morningstar Inc. ha incluso il Sustainability Rating nella sua valutazione complessiva, cosa impensabile fino a qualche anno fa.

 

Ho iniziato già da tempo a consigliare a molti miei clienti investimenti nelle SRI,  soprattutto nelle forme del programma d’accumulo del capitale che – per sua natura – approfitta della volatilità dei mercati, anzichè soffrirne. Infatti questa asset class è ancora piuttosto volatile, ma in questi mesi, quale mercato non lo è????

E’ una scelta strategica, e non tattica, e non necessariamente di lunghissimo periodo: anzi…..dobbiamo fare in fretta!!!!

Così facendo, sono certa che i nostri investimenti saranno più in sintonia con i nostri valori personali, individuali ma di impatto universale.

Ogni nostro gesto, e quindi ogni euro in più investito nel nascente  settore sostenibile  ha un piccolo ma importante significato a livello globale.

Per noi, per i nostri figli e per tutti i figli del Mondo.

 

Siete anche voi convinti di questo?

 

 

Raffaella P.