Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un fenomeno al quale pochi hanno prestato attenzione o lo hanno fatto solo mostrando statistiche e numeri – Invece è anche e soprattutto  una questione culturale, come, secondo me, lo sono tutti i comportamenti, i problemi e le decisioni delle persone – Gli immobili, e di conseguenza le nostre case, hanno perso l’appeal (e la valutazione) che avevano visto crescere in maniera esponenziale nelle passate decadi.

 

La 'crisi' ed il mercato immobiliare
La ‘crisi’ ed il mercato immobiliare

Secondo fonti Nomisma nel 2013 infatti le compravendite di immobili sono state circa 403.000, cioè sono ritornate ai livelli registrati nel ’85, e la metà di quelli rilevati nel 2006, cioè 869.000.

Utilizziamo il termine ‘crisi’ per giustificare un po’ tutto o per offrire un’analisi superficiale e semplicistica dei fatti e delle tendenze; sicuramente questa crisi è una delle cause scatenanti del crollo del mercato immobiliare ma anche le nuove tasse sulla casa e le enormi spese di manutenzione hanno contribuito al fenomeno.

Vorrei fare alcune considerazioni :

  • Ricordiamoci che la crisi odierna è ufficialmente iniziata con il crack dei mutui sub-prime negli Stati Uniti, cioè finanziamenti concessi allegramente sull’acquisto di immobili. Purtroppo anche alcune banche italiane -e locali- hanno copiato  questo comportamento deleterio.
  • L’ 85% degli Italiani possiede una casa di proprietà , quindi imporre una maggiore tassazione è una cosa certamente impopolare ma via sicuramente veloce per fare cassa.                                                                                                                                                 
  • Il valore simbolico della casa, in Italia, è indiscutibile ma non sempre positivo. Il fatto che ognuno tenda ad abitare per sempre nella stessa casa  ‘blocca’ la mobilità di chi si vuole per esempio  trasferire, i giovani in particolare. Quando sono stata negli Stati Uniti nel 1978, gli Americani già cambiavano abitazione mediamente ogni 4 anni e, quando vivevo a Berlino Ovest nel 1975/77 nessun capofamiglia tedesco di sognava di comperare la casa per i figli e non per questo erano padri peggiori.                                                                                                                                                                                       .
  • Non è proficuo, e anzi , controproducente destinare tutto il proprio risparmio per gli immobili e per la casa. Sono finiti ormai i tempi in cui si poteva sperare nella pensione integrativa fatta con gli affitti; non si può più credere che i prezzi delle case possano essere sempre in aumento a discapito della volatilità degli altri mercati ( Borse e Mercati finanziari), e occorre capire che anche gli investimenti sulla casa sono volatili ed affatto risk-free, cioè sicuri. 

Concludendo:

sta finendo un’epoca – la casa e gli immobili al centro della nostra attenzione – che coincideva con la ricostruzione del dopoguerra e il conseguente baby-boom degli anni ’60. Abbiamo affidato alla casa-investimento delle proprietà che nessun investimento può e potrà mai avere e cioè rendimento alto, sicuro e continuo.

Ecco perchè parlo sempre di cultura e di mentalità anche quando mi occupo di investimenti. Il nostro risparmio non deve solo essere rappresentato da statistiche e da incomprensibili logaritmi, ma anche essere interpretato come scelte personali e collettive ,che spesso seguono la moda e sono influenzate dai media e dalla mentalità corrente, 

Ma qui si entra in un altro affascinante settore dell’ Economia che è la Finanza Comportamentale

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