L’altro giorno sono andata in piscina ad Urbania per il mio allenamento settimanale e, quel giorno, ho dovuto usare gli spogliatoi degli uomini, in quanto in quelli delle donne si eseguivano dei lavori di ristrutturazione. Ecco cosa è successo: peccato, non è una storia piccante, ma penso che riguardi tutti noi!

 

Davanti alla porta degli spogliatoi delle donne c’era un cartello con su scritto che quel giorno noi femmine avremmo dovuto usare gli spogliatoi dei maschi ( e loro quelli degli istruttori) , per lavori in corso. Alla piscina di Urbania, come penso in parecchie altre, si accede da una entrata principale e si continua da un lato verso  gli spogliatoi femminili e dall’altro quelli maschili. Fin qui niente di strano, semplici architetture sportive.

Quella volta però ho dovuto svoltare a sinistra anzichè a destra e, aprendo la porta, mi sono sentita subito ‘strana‘: mi sembrava di essere entrata in un luogo mai visitato prima; non sapevo dove dirigermi con la mia sacca! Per andare alle docce, sono entrata in bagno, per entrare in piscina, mi dirigevo verso le docce e così via... Evidentemente questo mio ‘sfasamento’ trapelava dal mio sguardo, in quanto una ragazza mi dice subito: ” Anch’io stamattina non mi ci ritrovo….” e un’altra signora chiudeva e apriva le porte come se non sapesse cosa ci fosse dietro di esse (ricordo che gli spogliatoi sono abbastanza piccoli..)

Rincuorata dal fatto che non ero la sola a sentirmi disorientata, ho subito fatto una considerazione. Lo spogliatoio maschile ha gli stessi arredi, gli stessi colori, le stesse misure del nostro –  uguali ma inversi – cioè quello che è a destra da noi femmine, si trova a sinistra in quello dei maschi.

Beh, allora, come mai questo disorientamento?

Siamo talmente abituati ad andare, ricordare, fare e vedere cose usuali e note che basta una piccola variazione per sfasarci. Molte delle nostre azioni vengono fatte automaticamente, senza un minimo di consapevolezza e di intenzione o cura, e quindi neanche ce ne accorgiamo più. Se si parla del cambio di marcia alla guida di un’autovettura o dell’andare in bicicletta, questo ‘pilota’ automatico è un valido aiuto e ci fa risparmiare  tempo e fatica, ma, quando si tratta di cose più importanti è bene usare tutta la consapevolezza  e la (auto)coscienza possibile.

 

Non a caso, ogni antica tradizione orientale ha posto la massima attenzione sulla ‘consapevolezza’,cioè sulla piena presenza mentale e fisica alle azioni che perpetriamo, perfino e soprattutto per quelle per noi  insignificanti o poco rilevanti, come bere un bicchiere d’acqua o lavare i piatti ! Questo non per renderci ridicoli agli occhi di ignari osservatori,  ma con il preciso scopo di poter meglio ‘guardare’ ed esperire la nostra stessa esistenza. Questo è esattamente il contrario di quello che facciamo noi oggi, che usiamo esclusivamente uno ‘sguardo’ superficiale, frettoloso e miope, anche se apparentemente analitico e dunque formalmente corretto (sotto certi standard).   

Ed ecco perchè pratiche come la Meditazione, lo Yoga ed il QiGong  , pur essendo Discipline antichissime, rappresentano oggi più che mai, una valida salvaguardia delle nostre Vite così distratte  e inutilmente frenetiche.

Cosa ne pensate?

 

Raffaella