Si discute spesso ultimamente della psicologia del risparmiatore, dei tratti della personalità che possono influenzare positivamente o  più spesso negativamente le scelte di investimento, delle loro paure e delle loro eccessive sicurezze. Ma anche noi professionisti dell’industria dei servizi finanziari  non ne siamo immuni – siamo comuni mortali! E – ahimè – soggetti a problematiche assai simili.

Quali rivediamo quali sono i principali errori in cui investitori e risparmiatori possono incorrere:

Vi ripropongo dei miei articoli che sono presenti su questo blog

e consiglio di leggere su internet qualche post, articolo, o vedere video tra i numerosissimi ormai presenti in rete sull’argomento.

Riassumendo:

  • Eccessiva fiducia sulle proprie capacità
  • Eccessiva avversione al rischio, quando questo non si è ben compreso
  • Comportamenti umorali
  • Tendenza a vendere prematuramente ogni titolo nel quale si è guadagnato, mentre si mantengono titoli in perdita (disposition effect)
  • Tendenza a comperare titoli conosciuti, per esempio, nel nostro caso, italiani, (familiarity bias) , incidendo negativamente sulla diversificazione

 

Ma questo può succedere anche a noi consulenti, ai gestori, agli analisti?

Beh, pare proprio di sì, almeno in parte.

Ho letto con interesse l’articolo dei Proff. H.K.Baker, G.Filbeck e del mio amico V.Ricciardi, che qui vi riassumo e commento.

Analysis-Finance

Ecco i nostri possibili ‘errori’:

  1. EURISTICA:  noi professionisti potremmo ( condizionale d’obbligo) tendere ad escludere specifiche informazioni o processi informativi quando forniamo consigli ai clienti. Potremmo cio è intraprendere delle scorciatoie quando ci troviamo di fronte ad una grande quantità di dati e statistiche. Oppure avere dei giudizi affrettati quali, per esempio, ”i clienti sposati sono più conservatori dei single’ o altri ‘pre-giudizi’ infondati, che però possono portare alla costruzione di portafogli inadeguata per il cliente.
  2. RISCHIO PERCEPITO : è risaputo che  le emozioni giocano un ruolo fondamentale nel nostro comportamento di tutti i giorni e nelle decisioni finanziarie. E , dunque, anche nella percezione del rischio finanziario, VaR. C’è sempre stata una valutazione oggettiva, quantitativa, statistica del rischio a disposizione di noi professionisti in campo finanziario, ed oggi la stessa deve essere conosciuta anche dai clienti tramite il KID, il KIID,il  prospetto informativo dei prodotti finanziari, eccQui accanto un esempio.                                                                                                                                        Ma vari autori hanno dimostrato che comunque sia, la percezione del rischio è altamente soggettiva  anche tra i professionisti della finanza
  3. ANCORAGGIO: per noi, l’ancoraggio è il rimanere ‘attaccati’ , ancorati ad un’idea, ed adottarla come punto di riferimento per il futuro. Per esempio, se ci si fissa sulle perdite di uno specifico investimento, un consulente finanziario potrebbe generalizzare e diventare eccessivamente prudente con conseguenze deludenti per il portafoglio del cliente.
  4. FAMILIARITA‘ : come i nostri clienti, preferiamo investire in titoli e mercati che conosciamo di più, che ci sono, in sostanza, familiari. Anche queste scelte possono portare a portafoglio molto mal diversificati.
  5. FIDUCIA E CONTROLLO:  importante problematica che inficia i rapporti cliente/consulente. Personalmente, ho sempre ritenuto che la fiducia a me accordata debba sempre essere  corroborata da un certo tipo di controllo e di confronto da parte del cliente. E’ necessario un equilibrio fra le due parti. Al cliente che è tentato di dirmi : ” Fai tu!’, io rispondo sempre :” Facciamo noi!”. Ecco perchè è doveroso che il consulente spieghi e dettagli tutto ciò che fa al cliente. motivandolo ad un comportamento attivo nel riguardo ai suoi investimenti.
  6. FRAMING : spesso anche noi associamo gli investimenti ad una o più parole, spesso a perdita/profitto, più frequentemente alla prima. Ciò può portare ad essere troppo prudenti, soprattutto perchè molti studi hanno confermato che il portafoglio personale dei cf è molto più ‘rischioso’ della media dei portafoglio dei loro clienti.
  7. PREOCCUPAZIONE: ebbene, sì! Le preoccupazioni degli investitori sono anche le nostre. Eppure, un eccesso di preoccupazione riduce la memoria, la visione del futuro, stravolgendo la facoltà di decisione. Inoltre, sì è ancora portati a credere che le azioni siano più rischiose delle obbligazioni, e quindi è lì che va tutta la nostra attenzione e preoccupazione, mentre ormai sappiamo che non è più così netta la dicotomia sicuro/rischioso.

Per ciò che riguarda analisti e gestori , anch’essi possono peccare di:

-eccessiva fiducia nelle proprie capacità (over-confidence),

-comportamenti di gruppo (‘ faccio tutto quello che fanno gli altri’ – Herd behavior) ,

-maniacale ossessione verso il guadagno/perdita

-e…. dulcis in fundo: esprimere differenze di genere!    ( solo il 9% dei gestori è di genere femminile eppure i risultati sono simili). Anzi, i team di gestione che hanno donne al loro interno performano di più!!!!) In generali, gli uomini sono più ottimisti e over-confident, mentre le donne più prudenti.

E gli Investitori Istituzionali,* questi sconosciuti?

*( Compagnie di Assicurazione, Banche, Fondi Pensione, HedgeFund, ecc)

A causa della loro particolare posizione all’interno del mondo degli investimenti, gli II sono meno soggetti a problematiche comportamentali o emotive, ma non ne sono completamente privi.

Essi infatti possono essere eccessivamente prudenti, esibire comportamenti di gruppo,  comporre portafogli sotto-diversificati , perdere il ‘momentum’ dell’investimento.

In gergo si dice:” Comprare i vecchi vincitori’.

 

Siamo allora tutti travolti dalle emozioni, consulenti e risparmiatori?

In qualche misura sì, ma con lo studio, l’applicazione di tecniche di pianificazione, di strategie di investimento, ed una sempre sana ed equilibrata relazione cliente/consulente, ogni obiettivo di risparmio verrà facilmente raggiunto.

 

Quale potrebbe essere il mio principale ‘errore’ come consulente tra quelli indicati?

E il vostro?

 

Raffaella P.