Ah, l’irresistibile fascino del trading! Esso va e viene soprattutto in momenti incerti, volatili, o solamente perchè è così attraente, come palpabile possibilità di fortune improvvise a portata di mano….

Riprendo alcune considerazioni di Alan Farley, trader professionista, autore ed editore americano che intravede alcuni tipici fatali errori dei trader fai-da-te.
Nella vasta popolazione dei trader non professionisti, egli afferma,  si può incontrare di tutto: dal cosiddetto ‘ operaio’ specializzato disciplinato al pistolero forsennato che agisce d’impulso.Tra questi due opposti c’è una schiera di risparmiatori/investitori individuali i quali però, anch’essi,  a malapena raggiungono risultati positivi sia nel breve che nel lungo termine ( questo è vero negli Usa e in Italia, quindi, verosimilmente ovunque) .

 

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Infatti,continua Farley, i profitti che si possono generare facendo trading sui mercati finanziari non dipendono dal lancio di una monetina, o dal voler sfidare la fortuna come al casinò, ma sono il risultato di mesi ed anni di intenso studio e lavoro e spesso neanche questo è sufficiente, aggiungo io. Negli anni, molte persone infatti mi hanno confessato: ” Se solo avessi tempo di stare davanti al pc, chissà quanto guadagnerei….”. Quindi c’è questa idea che basti avere tempo e qualcuno a fianco informato che, voilà, il gioco è fatto: soldi a palate! 

Certi miti sono duri a morire.

Vediamo allora quali sono i 10, secondo Farley, principali fatali errori che fanno i  trader non professionisti :

Essi sono:

  1. Overtrading,  cioè aprire e chiudere troppe operazioni contemporaneamente, La carica di adrenalina diventa il motore principale senza valutare bene le operazioni. Questa abitudine è assai dannosa, perchè può succedere che, dopo una serie di guadagni ‘random’, spesso questi operatori hanno la sensazione di essere invincibili.
  2. Affidarsi ai ‘consigli’  e le ‘dritte’ della stampa,  di Twitter, social network. Purtroppo tali  ”consigli” online sono generalisti, generici,  e non possono riflettere le singole posizioni personali individuali.
  3. Eccessivo uso di marginazione cioè utilizzo della leva finanziaria. Pericolosissima abitudine che attrae il trader come la luce per le falene. Ricordo che la marginazione è la possibilità di investire in un’operazione solo con una parte della liquidità (detta appunto margine di garanzia)  necessaria all’operazione stessa.
  4. Persistente uso della mediazione dei prezzi, cioè insistenza su una posizione già in perdita ( ”Adding to a loser”); operazione sempre molto amata dai trader provetti, non pensando che solo rare volte essa risolleva una perdita.
  5. Basarsi esclusivamente sul proprio cosiddetto istinto, senza un’attenta valutazione dei grafici e delle statistiche e dunque previsioni casuali e non supportate da indagini di tipo stocastico ( calcoli probabilistici).
  6. Desiderio psicologico di avere sempre ragione, specialmente se nella vita privata ci sono problemi in tal senso. Mai dimenticare l’aspetto psicologico delle scelte economiche e finanziarie  Esso è alla base di ogni azione umana! Dunque insistere nel ‘giocare’ in borsa riflette anche questa necessità latente o inconscia.
  7. Considerare le operazioni di trading e di compravendita alla stregua di vere scommesse, infatti ancor oggi  la più frequente frase per indicare l’investimento nelle borse è : ” Giocare in borsa”
  8. Contrastare il trend del momento cioè le tendenze attuali del mercato. Pensare di poter battere il mercato consistentemente.
  9. Incolpare sempre gli altri ( i mercati, il governo, la sfortuna)  e mai se stessi per i propri errori o per le proprie perdite. Questo riprende il punto 6 sul desiderio di essere sempre nel giusto.
  10. Non avere un preciso piano di uscita: non stabilire date, cifre, range di attività ecc e gestire distrattamente questi importantissimi ‘paletti’  o non gestirli affatto.

 

Investire in borsa non è uguale a ”giocare” , presupponendo di avere conoscenze e competenze per farlo.

Scrivo e ripeto ciò perchè regolarmente ricevo richieste di informazioni sul la possibilità di fare trading o di utilizzare quote di fondi comuni o sicav a mo’ di titoli tradable, cosa non solo quasi impossibile ma ancora meno appropriata. Investire in borsa è il contrario di speculare, come ci ricorda un collega Luca Lixi nel suo post che ho condiviso recentemente su Fb.

Dunque, se proprio si amano i brividi del ‘gioco in borsa’ , è essenziale affidare il proprio denaro a trader professionali, tenendo sempre conto dell’alta rischiosità di tali operazioni. I Trader professionali sanno gestire l’emotività nei momenti negativi, sanno leggere ed interpretare accuratamente i grafici, conoscono alla perfezione le innumerevoli possibilità di manovra.

Da promotrice finanziaria ritengo comunque che nel medio e nel lungo periodo solo un’attenta diversificazione e pianificazione finanziaria sia la soluzione migliore per raggiungere i propri obiettivi individuali.

 

Tali obiettivi solo gli unici che ci devono interessano! 

 

Raffaella