Ebbene sì: il continuo lamento, la continua attenzione solo su avvenimenti negativi e l’atteggiamento sfiduciato verso la Vita fa male, e non solo alla vita di relazione, alla famiglia , ma anche al lavoro….

Io non mi riferisco alle ‘lamentele’ per così dire giuste. In effetti il termine ‘lamentela’ è assai diversa da ‘lamento’ ( sostantivo legato in genere al dolore ed al lutto) perchè  ha  in sè un tratto lievemente negativo che ci ricorda insistenza, piagnisteo o lagnanza.

Dunque non mi riferisco alle legittime proteste contro chi calpesta i nostri diritti essenziali quali la salute, la possibilità di lavorare, la libertà di espressione ecc. Anzi, per questioni così importanti, dovremmo tutti essere maggiormente attivi e non solo a parole.

Lo sdegno del momento infatti non è sufficiente, anzi, a volte, è controproducente.Io brontolo

Vi siete accorti che, quando succede una tragedia, come per esempio l’ennesima sparatoria  in un College americano, subito tutti sfilano con candele accede , Obama parla dalla Casa Bianca, giornali e tv ne parlano sbigottiti per due giorni, poi il terzo giorno tutti rientrano nelle loro mansioni quotidiane e agiscono come se non fosse successo nulla, aspettando solo la prossima tragedia per veder riempite testate giornalistiche e programmi tv di lacrime di coccodrillo.

Tornando però ai nostri continui lamenti e alle nostre preoccupazioni giornaliere, queste, in effetti, ci hanno assicurato millenni di evoluzione e preservato dall’estinzione. Infatti noi, come gli animali, abbiamo un efficacissimo sistema d’allarme, assai più veloce di ogni ragionamento, che ci avverte se c’è qualche pericolo in vista.

Ma oggi, tali atteggiamenti sono pervasivi e ininterrotti e da questi nascono ansia, depressione e tutta una serie di gravi malattie che solo ora la medicina ufficiale comincia a riconoscere come derivanti da pensieri negativi ed ansiogeni.

Quando ci lamentiamo, il cervello secerne ormoni che inibiscono instantaneamente quelle aree del cervello deputate alla efficienza, all’apprendimento, al ragionamento   e ad altre importanti funzioni cognitive: insomma funzioniamo peggio!

E soprattutto non ne siamo coscienti.

Essendo ahimè una ‘pensatrice negativa cronica’, dietro consiglio di alcuni professori di psicologia dell’Università di Yale che studiano le conseguenze di questi atteggiamenti, ho provato questo esercizio: ho segnato su un foglio tutte le volte che  in una giornata avrei avuto un fastidio, una lamentela, o espresso un pensiero negativo.

Beh, mi è bastata mezz’ora per capire la drammaticità della mia situazione e ne sono rimasta scioccata!

Decine e decine di inutili e stupidi commenti anche su cose insignificanti; veramente impressionante!

Provateci anche voi…. e mi saprete dire! 

Eppure, obiettivamente, non avremmo poi di cui lamentarci: viviamo nel Paese più bello del Mondo, abitiamo in case confortevoli, non facciamo più lavori particolarmente usuranti, viviamo mediamente a lungo  ecc.

Eppure, non siamo felici e ci lamentiamo di continuo!

( Per un veloce confronto, e per farvi sentire un Re o una Regina proprio adesso, andate a vedere i miei post sul Rwanda o qualsiasi altro articolo sui  paesi veramente poveri….)

Quando non si riesce nemmeno a comperare una porta!

Poi, quando portiamo tutto questo al lavoro, la cosa si fa ancora più seria.

Ecco alcuni suggerimenti della blogger inglese Emma Falconer:

 

  1. Notate la differenza tra lamentarsi di una cosa e invece far notare che la cosa può essere sbagliata o che a noi non  piace. Meglio esprimere i nostri concetti come  ‘osservazioni’, ‘suggerimenti’, anzichè come lamentele.
  2. Un po’ di brontolio va bene al lavoro, ma troppo è deleterio!  Provate l’esercizio che vi ho appena descritto e prenderete coscienza delle innumerevoli volte che vi lamentate sul lavoro.
  3. Chiedete ad un collega di aiutarvi in questo.
  4. Evitate le  persone costantemente negative. Se non potete farlo, almeno ascoltateli solamente e non rinforzate le loro opinioni.
  5. Limitate ogni tipo di giudizio, e ricordarsi che l’ambiente di lavoro non è il bar sotto casa!
  6. E se c’è proprio qualcosa che ci infastidisce, cercate attivamente di migliorare la situazione, cioè individuarne le vere cause, che spesso sono dentro di noi e non nella persona, nella situazione o nell’oggetto di cui ci lamentiamo.

 

Questo articolo,  ammetto, l’ho scritto soprattutto per me stessa; mi riconosco in pieno nelle parole di Emma, e seguirò i suoi consigli, ancorchè assai difficili!

Ma nel frattempo……

lamentarsi