Mi trovo spesso a scrivere dell’importanza di una pur minima educazione finanziaria e non solo in occasione di avvenimenti che ne sollecitano un’urgente discussione.

Infatti, correre ai ripari nelle emergenze – nel modo in cui noi Italiani siamo ahimè soliti fare – non fa altro che sollevare un gran polverone che poi si ri-adagia indisturbato e silenzioso. E tutto rimane come prima!

In occasione di accadimenti riferiti ad alcune banche italiane, a prodotti finanziari venduti malamente, all’aumento dello spread        ( sarà poi vero che tutti lo conoscano veramente?) e ad altre contingenze negative, proliferano articoli, corsi, post sui social, video ecc. sull’importanza dell’educazione finanziaria.

Poi, però, quando si tratta di rimboccarsi un po’ le maniche ( cioè di andare ad un corso, leggere qualche mail in più, un post, seguire un seminario ecc.) per capire qualcosa di più sui prodotti che abbiamo in portafoglio, sulla consulenza ricevuta, sulla comprensione dei mercati finanziari dove approdano i nostri soldi, tutto tace e in genere molti risparmiatori fanno una delle seguenti cose:

  • Si demanda tutto al consulente finanziario o all’impiegato di banca, posta o assicuratore e non si prende la responsabilità delle scelte, ancorchè queste siano state concordate.
  • Si trovano delle scuse : ”Non ci capisco niente”, ”Tanto non ho soldi da investire”, ” Non ho tempo”, ”Le banche sono tutte dei ladri legalizzati”, ecc.
  • Si rimane sul conosciuto, familiare,  e non ci si chiede se un’altra banca, o un altro consulente o un altro assicuratore potrebbero essere migliori per noi e per i nostri risparmi.
  • Si ricorre alla fatalità, alla teoria del complotto,  overconfidence ( ”io so fare da me”), vittimismo, ecc.

Ma l’analfabetismo finanziario ci costa molto e non è privo di conseguenze:

2 Italiani su 3 non sanno rispondere correttamente a quesiti elementari che riguardano temi economici-finanziari (studio Standard&Poor’s)

4.100 miliardi di attività delle famiglie italiane, ma ben il 20% di esse dice di non avere familiarità con i prodotti finanziari (Studio Consob)

e…ATTENZIONE: gli studenti italiani sono al penultimo posto in una classifica di alfabetizzazione finanziaria di 18 paesi (Studio OSCE)    

 

Eppure,

l’educazione finanziaria non è un puro esercizio accademico, anzi quando essa è insufficiente  si traduce – nella pratica – come segue:

 

Assurdità tutta italiana: noi deteniamo grandi quantità di denaro presso banche, posta, compagnie di assicurazione, ma tali somme sono:

  1. gestite male o addirittura dormienti
  2. non diversificate (titoli di stato e obbligazioni bancarie)
  3. con rendimenti bassi o nulli.

Un recente studio della situazione italiana fatto da Pictet , grande gruppo di Asset Management di Ginevra,

http://www.pictetperte.it/abc-finanza/2018/03/27/educazione-finanziaria-la-situazione-italiana-in-4-punti/

rileva quanto segue :

1.

 

2.

3.

4.

Speriamo che qualcuno si svegli!

 

Voglio azzardare tuttavia un altro discorso, di quelli che pochi fanno, di natura psicologica. Dopo tanti anni di contatti continui con ogni tipo di risparmiatore/investitore,  ho percepito una certa ritrosia nell’esternare un comprensibile interessamento per il proprio denaro, per non essere scambiati per avidi o taccagni o per ” quello che pensa solo ai soldi”.

Purtroppo questo è vero soprattutto per le donne, come se la ‘purezza’ femminile non debba essere contaminata da sudici discorsi sul ‘vile denaro’.

Ma questo è un discorso che affronterò quanto prima!