Siamo tornati con l’appuntamento con i mercati finanziari al 13 Giugno 2016!

Siamo in attesa dell’esito del referendum in Gran Bretagna ed ancora incerti sull’aumento dei tassi negli Usa, dunque settimana ancora assai negativa per i mercati azionari.

Dati dei mercati azionari al 13 Giugno 2016

I tassi dei principali Titoli di Stato al mondo sono pressochè nulli o negativi, il che ci induce a chiederci:” Ma chi compra oggi i bot?” , visto che le aste continuano ad andare a ruba.

CHI COMPRA OGGI I BOT?

Molti mi fanno questa domanda, sia i risparmiatori, i clienti , sia gli studenti delle università dove tengo seminari sui Mercati Finanziari.

La mia risposta è semplice e la sintetizzo in 2 punti:

  1. Quando consideriamo i mercati finanziari, dobbiamo pensare al mondo intero e non solo all’Italia. Dobbiamo pensare a grandi investitori (banche, fondi pensione, istituzioni  internazionali, Stati con surplus di bilancio ecc.) e non solo alle famiglie o agli individui clienti di questo o quella banca. Mentre costoro, come spiegherò in seguito, inseguono tutt’ora un rendimento, le grandi istituzioni perseguono soprattutto l’obiettivo di ‘sicurezza’, almeno per la gestione dell’immensa liquidità a loro disposizione. Essendo ‘garantite’ solo le giacenza sotto i €/$100.000,00 nei conti correnti, le grandi istituzioni considerano comunque ‘sicuro’ un investimento in Bund tedeschi perfino a  – 0, 20% annuali.
  2. Anche se i rendimenti sono nulli o negativi, non si può eliminare una asset class decisiva, cioè il reddito fisso a breve termine, da nessun portafoglio degno di essere chiamato tale. Ciò facendo, si aumenterebbe a dismisura il rischio dell’investimento stesso, cosa che nessuno vuole. Dunque, un portafoglio (o un fondo) ben gestito deve contenere una parte semmai piccola, di titoli di stato.

Ma allora perchè i risparmiatori italiani fuggono dai Bot?

Semplice.

Come ho appena detto, ancora il risparmiatore medio italiano rincorre i rendimenti, senza valutare niente altro.

Errore madornale che porta a risultati che vediamo purtroppo tutti i giorni!!!!

I Risparmiatori italiani nel 1997 detenevano il  35% di tutti i Titoli di Stato in circolazione.

Nel 2008 si è passati al 20% (260 miliardi di euro su uno stock di 1300 miliardi ) per poi crollare lo scorso anno al 5% ( 94 miliardi sullo stock di 1860).

In sostituzione, sono stati acquistati prevalentemente fondi comuni di investimento:

2008  – fondi comuni d’investimento: € 820 mld

2015  – fondi comuni di investimento: € 1.857mld (in continua crescita).

 

Ma I FONDI COMUNI non sono un SOSTITUTO PER I BOT; nemmeno quelli monetari  che più gli si avvicinano.

La parola ‘Fondo Comune di Investimento , infatti, designa la forma del contenitore (raccolta di denaro da più risparmiatori gestita a monte da una società, detta  SGR – Società per la Gestione del Risparmio) e non il contenuto (azioni, obbligazioni, valute, derivati, etf etc).

Dunque, attenzione alla scelta del fondo comune che vi propongono.

 

Passare inavvertitamente dalla consueta e tranquilla sottoscrizione di Bot a quella di un Fondo Comune d’Investimento o di una Sicav senza conoscerne alcuni importanti dettagli, quali:

  1. La SGR è di proprietà della banca che mi propone l’investimento?
  2. Quali sono i costi e le commissioni?
  3. E il rapporto rischio/rendimento atteso?
  4. Complessivamente è un buon fondo rispetto alla concorrenza?

Sarà un’operazione poco brillante.

Infografica sui fondi comuni

 

Il mio quotidiano lavoro con i clienti è quello di scegliere e mettere insieme i migliori fondi/etf/sicav al mondo con lo scopo di costruire e monitorare portafogli con il miglior rapporto rischio/rendimento.

L’ostinata ricerca del chi mi dà di più” – oggi più che mai – è fonte di sicuri disastri nella gestione dei propri soldi! (vedi Cirio, Argentina, Banca Etruria ecc).

 

Se vi sentite di aver bisogno del mio aiuto, contattami pure tramite questo link, senza alcun impegno!

Vi aspetto!