A breve, i Promotori Finanziari avranno un Albo Professionale Unico assieme ai Consulenti Indipendenti / Autonomi e con l’occasione noi promotori ci ri-chiameremo ‘Consulenti Finanziari’, come una volta. Ma la confusione è ancora tanta per noi e  per i clienti, ma soprattutto mi domando: ” Siamo davvero consulenti e percepiti come tali? ” Io non credo.

Riprendo un articolo del collega Fulvio Marchese su Pulse di Linked-In  di cui allego il link

https://www.linkedin.com/pulse/si-fa-presto-dire-consulente-finanziario-fulvio-marchese

Innanzi tutto, confusione sui termini e sulle professionalità/competenze:

Private Banker, Promotore Finanziario di una Rete di Vendita, Promotore Finanziario di una Banca commerciale, Dipendente o a Provvigioni, Consulente Autonomo e Consulente Indipendente, Assicuratore, e tutte le altre figure relative a questo campo, per concludere con Impiegati Postali e Postini Promotori ( vedi il mio articolo del 1° aprile 2014). Tutti che si occupano dell’enorme risparmio degli Italiani.

APF

E’ un’anomalia italiana? Questa volta, no! Anche negli Stati Uniti, a cui molti di noi guardano per vedere il futuro della nostra professione, ad un attento esame, la confusione regna sovrana. E, dove c’è confusione, con leggi e leggine, comma su comma, sigle ed acronimi,  si aprono spiragli per modi di operare mediocri per non dire scorretti.(Ricordiamoci tuttavia che la prima Scuola  di Consulenza Finanziaria risale al 1969 a Chicago, mentre in Italia non esiste ancora e la studio è lasciato al fai-da-te dei singoli.)

Immaginiamo che si chiamassero ‘consulenti in medicina’ professionalità così diverse come medici, infermieri, paramedici, tecnici ospedalieri e così via. Come faremmo a scegliere e a sapere di preciso a chi rivolgerci?

Inoltre, anche negli Usa, c’è una strenua lotta all’interno dell’industria dei servizi finanziari per uno maggior spazio, e così si sono create ben 200 designazioni. mentre solo una per Avvocati ,JD, Commercialisti , CPA, Medici ,MD . Se si facesse un confronto numerico, avremmo i seguenti dati, sbalorditivi:

300.000    Consulenti Finanziari negli Usa  ( licensed Advisors)

200           Designazioni

1.500        Consulenti iscritti per designazione (media)

contro 700.000 iscritti per i Commercialisti e oltre 1.000.000 per gli Avvocati

Come può un risparmiatore discernere tra un CRPC, un CMFS, o un CFP?

Tutti questi fantasiosi acronimi, una zuppa alfabetica come la chiamano loro, vengono ulteriormente resi ancora più confusi per l’investitore quando vengono usati assieme a ‘financial consultant’,, ‘financial advisor’,, ‘advisor’  ecc.

Questo aiuta a farci conoscere meglio?

Ci vogliamo chiamare però tutti ‘consulenti’ per il fascino che la parola può evocare, ma dubito fortemente che molti di noi lo siano. Infatti, tecnicamente,

  • il consulente lavora a parcella e non potrebbe guadagnare  sulle commissioni o sulla vendita diretta di un prodotto, in quanto forte sarebbe la tentazione di ‘consigliare’ ciò che è più remunerativo per lui/lei o per l’intermediario.
  • il consulente è per natura indipendente e non può e non deve ‘consigliare’ i soli prodotti della banca per la quale lavora. Così facendo, si generano alti conflitti di interesse a scapito della  ‘vera’ consulenza.
  • il consulente deve essere dalla parte del cliente e la sua attività essere un win-win game, un gioco cioè non a somma zero, dove se uno vince, l’altro perde, ma una collaborazione vera ed efficace, in cui entrambi, cliente e consulente ‘vincono’.

 

Quindi, per questi motivi, verosimilmente molti cosiddetti Consulenti Finanziari così ‘consulenti’ non possono esserlo.

Ai miei clienti e prospect , faccio sempre presente questa scottante realtà italiana ( ma poi abbiamo visto che anche negli Usa le cose non sono così diverse) e spiego sempre, nel dettaglio, quali sono le fonti del mio guadagno, che ad oggi derivano già in larga misura dai contratti di consulenza Advice, anzichè dal collocamento di prodotti.

”In un ultimo inciso sottolineo che l’accezione “consulente finanziario” dovrebbe configurare un SERVIZIO a favore dei Clienti e non a favore di un Intermediario. Ho fatto da tempo “mia” questa accezione e la difficile scelta che ne consegue. Non ritengo che tutti i colleghi che conosco ed ho conosciuto abbiano fatto “loro” questa SCELTA con DECISIONE ” così continua il collega.

 

Mi trovo perfettamente allineata con il signor Marchese, soprattutto quando la descrive come una ‘difficile’ scelta.

Ma se vogliamo diventare dei veri consulenti finanziari, la strada è solo questa!

 

Attendo i vostri preziosi commenti, le vostre critiche e i vostri chiarimenti.