Pare di no. Studiosi della Harvard University – noi abbiamo sempre bisogno di analisi, statistiche e sondaggi – hanno confermato scientificamente e con dati attendibili quanto, secondo me, il buon senso, l’esperienza, la consapevolezza delle proprie azioni e di quello che ci circonda  dovrebbero già averci fatto intendere: Il ‘troppo storpia’ , diceva un vecchio detto, sempre e comunque!

http://professional.advisoronline.it/risparmio-gestito/32020-chi-e-troppo-informato-performa-peggio-risponde-schroders.action

Questi professori americani hanno dimostrato che chi ha una mole eccessiva di informazioni finanziarie genera rendimenti inferiori di chi non ne ha o ne ha a disposizione di meno. Sembra un controsenso,no?

Questo è un grande capitolo della Finanza Comportamentale che ci conferma, ancora una volta, come le scelte finanziarie non siamo affatto razionali, ma anzi rispondano principalmente ad abitudini cognitive mai rivisitate e a schemi spesso stereotipati. Io aggiungo che ciò è vero anche per noi operatori del settore: mentre è auspicabile che un consulente sia sempre informato ed aggiornato per poter consigliare al meglio il proprio cliente, leggere troppi report, ascoltare i pareri di tanti gestori o economisti, studiare grafici su grafici per poter individuare una possibile futura tendenza dei mercati è un ‘operazione vana e addirittura rischiosa.

Perchè è un’operazione vana e rischiosa?

  1. Negli Usa, alcuni hanno fa, mi raccontavano questa ‘storiella’: ‘Se chiedi a 10 economisti il loro parere sul futuro dei mercati, ti daranno 11 risposte diverse! ‘ Dunque, per quanto informati ed aggiornati che siano, anche i migliori esperti di finanza al mondo sbagliano e possono esprimere solo la loro personale opinione, dettata, non solo dai numeri e dai dati, ma anche dalla personalità di ognuno. Siamo umani, dopo tutto!
  2. L’enorme mole di dati, statistiche, informazioni è talmente grande e veloce da acquisire ( e da dimenticare), che è impossibile per chiunque tradurla in azioni efficaci sui mercati, anzi, come abbiamo visto, è vero il contrario, in quanto il cervello umano non può reggere a tanti input contemporanei e spesso anche in contraddizione tra di loro.
  3. I mercati finanziari e l’economia in generale non si muovono più secondo una linearità causa-effetto. Ogni mossa non ne porta più ad un’altra già aspettata e prevedibile, come in una ‘macchina’, ma porta ad una serie di variazioni e di feed-back non sempre prevedibili o misurabili, come appunto in unsistema’. Il sistema economico-finanziario è ormai il risultato, peraltro affatto fisso e determinato, di una moltitudine di variabili che nemmeno Keynes si sarebbe immaginato.

La globalizzazione ha portato dunque ad una iper-produzione di dati che non riescono, seppur accurati, a ‘descrivere’ il momento economico, che è diventato molto complesso ed interconnesso ad ogni livello. Lo notiamo anche nel mercato del risparmio gestito, fondi e sicav , dove i  comparti sono sempre più nicchie di investimento e dove un gestore diventa bravo in un ristrettissimo segmento di mercato. Un po’ come i medici: oggi le specializzazioni sono sempre più ‘specializzate’ e se chiedete ad un otorino il perchè del vostro mal di schiena, vi risponderà che non lo sa e che dovreste andare dall’ortopedico…

Forse avendo a disposizione tante informazioni si ha la erronea idea di poterle gestire al meglio, in una sorta di over-confidence, cioè di una eccessiva fiducia nelle proprie capacità di investimento e di controllo.

Nell’articolo di Schroders da me riportato, che vi invito a leggere , questa importante società di investimento dà alcuni consigli a noi operatori, mentre invece io vorrei darne altrettanti ai lettori di questo blog:

  • L’informazione non corrisponde sempre alla conoscenza mentre il numero di ore dedicate al controllo dei propri investimenti non è direttamente proporzionale ai risultati: un buon gestore è un gestore sì ‘dinamico’ ma non ‘agitato’….
  • Quando si compone un portafoglio secondo un preciso programma sia temporale che di scopo, rimanere il più possibile dedicati a quel progetto, senza essere continuamente distratti da valutazioni contingenti di questo o quella tv , giornale, sito web,( tranne il mio, naturalmente! E scusate l’inciso…)
  • Una movimentazione eccessiva dettata da improbabili anticipazioni sui mercati derivanti appunto da questo incessante carico di informazioni , portano non solo a deludenti risultati in termini di performance, come abbiamo visto, ma anche allo ‘sfinimento’ mentale del trader fai-da-te.

Del resto, non solo nel settore finanziario troppa informazione è deleteria; l’eccessiva informazione sui tg o sui giornali è ancora peggio: questo bombardamento senza sosta , specie di gravi notizie negative, ci lascia un senso di pesantezza quando non di frustrazione di fronte all’impotenza che siamo indotti a provare, e non ci fornisce la ‘conoscenza’ della notizia, ma solo dati sparpagliati e parziali.

 

Attendo i vostri commenti…

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